sabato 21 dicembre 2013

Tobacco blues (taratatabagista)


Dov'erano prima? In quale anfratto stavano nascosti? Come ho spento l'ultima sigaretta, sono venuti tutti allo scoperto. Questi puzzolenti, giallognoli, rugosi fumatori. E pensare che ero convinto di essere uno degli ultimi, un marcione in un mondo di salutisti. E invece. 
Dalle mamme coi bebè in braccio ai cani, passando per le più svariate categorie, non c'è un essere vivente che non fumi. Anzi, dirò di più: gli artisti nelle foto appese ai muri del ristorante in cui solitamente pranzo, prima della mia decisione radicale non avevano mai mostrato interesse nei confronti del tabacco, oggi hanno tutti la sigaretta in bocca, e mi guardano con aria di sfida. Persino domenica scorsa, allo stadio, sono sicuro di aver visto i due portieri accendere una sigaretta durante la partita, e giocatori stremati avvicinarsi alla panchina per chiedere una boccata di fumo allo staff medico.
Tutto il mondo mi è contro. E io, che ho tanto peccato, non so se riuscirò a mantenere intatto questo concentrato di virtù, questa forza di volontà che mi spinge a masticare caramelle dai gusti improbabili e a ingozzarmi di cibo come dopo trent'anni di prigionia in un lager. 
Ci sono giorni che mi sento invincibile, ce ne sono altri che vivo con la stessa fragilità della Justine di De Sade, come se le multinazionali del tabacco tramassero per tornare a abusare dei miei polmoni e dei miei soldi. Mi difendo con l'amore per quello che sto vivendo, perché provare a essere un uomo nuovo non ha mai ucciso nessuno. Il 2014 sarà un anno di grandi svolte, ho il volante in mano e sto appena iniziando a sterzare. Ma voi, per favore, tornate nei vostri anfratti o, perlomeno, fumate con più discrezione. Lontani dagli occhi, dal naso e dalle tentazioni. Amen.

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